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Il Progetto BIOMAP - BIOcostruzioni MArine in Puglia, si inquadra nell'ambito del programma P.O FESR 2007/2013 - ASSE IV. Linea 4.4 - Interventi per la rete ecologica.

Con il termine "biocostruzioni" si definiscono ambienti caratterizzati dalla sovrapposizione di strutture biologiche che, dopo generazione, crescono le une sulle altre portando alla formazione di strutture positive sul fondo. Nel Mediterraneo, le biocostruzioni sono rappresentate in gran parte da:

  1. Aggregati di tubi calcarei di policheti (Sabellaria, Ficopomatus) o di molluschi (Vermetidi e Ostriche)
  2. Aggregati di gusci di balani (Balanus)
  3. Depositi scheletrici di briozoi (Schizobrachiella)
  4. Trottoirs (marciapiedi) di alghe coralline (es. Lithophillum)
  5. Aggregati di alghe rosse, spugne, cnidari (corralligeno)
  6. Formazioni di madreporari di acque superficiali (Cladocora) o di acque profonde (Madrepora, Lophelia)

Questa grande varietà di biocostruzioni rappresenta, nel Mediterraneo, l’equivalente delle barriere coralline dei mari tropicali, un vero e proprio hotspot di biodiversità, con un ruolo cruciale nella regolazione della CO2 e conseguenze nella regolazione del clima. Molte Biocostruzioni mediterranee sono habitat sono fondamentali per fauna ittica d’importanza commerciale e conservazionistica (sono, infatti, aree elettive di spawning e nursery) e rappresentano una grande attrattiva per i subacquei. Si comprende pertanto il ruolo fondamentale da esse svolto per beni e servizi ecosistemistici offerti all’uomo.

Le biocostruzioni conosciute in Mediterraneo con il nome di “ Coralligeno” caratterizzano la piattaforma costiera pugliese e si stima che siano ampie almeno 40000 ettari (dati ENEA, Damiani et al., 1989), rappresentando il terzo habitat per estensione dopo i fondi fangosi e quelli sabbiosi. Nonostante la loro importanza, in termini di estensione spaziale, superficie coperta, biodiversità e servizi ecosistemici, le biocostruzioni coralligene pugliesi sono protette soltanto all’interno dei confini delle tre Aree Marine Protette di Tremiti, Torre Guaceto e Porto Cesareo, limitatamente pertanto auna modesta percentuale della loro estensione.

Mentre le Praterie di Posidonia oceanica hanno assunto un ruolo importante nelle priorità degli habitat da proteggere, il coralligeno non ha ricevuto la stessa attenzione, con una grave lacuna nella politica di protezione dell'ambiente marino. Il coralligeno pugliese, in particolare, ha caratteristiche di grandissima originalità ed assume, lungo le nostre coste, conformazioni che sono veramente uniche per l'intera area mediterranea.

La Direttiva HABITAT (92/43), insieme alla RETE NATURA 2000, rappresenta uno dei più importanti strumenti per la protezione e la gestione della biodiversità in Europa.

La Direttiva HABITAT comprende una lista molto limitata di habitat marini: Banchi di sabbia a debole copertura permanente di acqua marina; “Erbari di Posidonia” (correttamente definite praterie di Posidonia); Estuari; Distese fangose o sabbiose emergenti durante la bassa marea; Lagune; Grandi cale e baie poco profonde; Scogliere; Colonne marine causate da emissioni di gas in acque poco profonde; Grotte sommerse o semisommerse. Nonostante questa lista di habitat, attualmente la maggior parte delle misure di protezione interessa quasi esclusivamente le praterie di Posidonia oceanica. Le altre tipologie, comunque, sono talmente generiche da poter comprendere quasi ogni habitat marino. La tipologia "scogliere", in inglese "reefs" per esempio, potrebbe benissimo comprendere tutte le biocostruzioni Mediterranee, con l'esclusione delle già molto protette praterie di Posidonia. Recentemente (Tabarka, 2006), il RAC/SPA (Regional Activity Centre For Specially Protected Areas) ha attuato dei “Piani d’Azione” con lo scopo di stilare liste di specie che caratterizzano il coralligeno, di minacce potenziali e di misure per salvaguardare questo habitat a scala di Mediterraneo. Sebbene la Direttiva Habitat (92/43 CEE) indichi gli habitat di substrato duro genericamente con il nome di Reef (Scogliera), recentemente l’Unione Europea (UE) ha richiesto ulteriori sforzi per l’implementazione degli habitat marini da inserire nella lista della stessa Direttiva Habitat e la Società Italiana di Biologia Marina, incaricata dal Ministero Ambiente di sviluppare una proposta scientificamente valida, ha suggerito (2009) l’inclusione esplicita in essa del coralligeno. In Puglia, questo riconoscimento, peraltro già presente implicitamente nella Direttiva, ha conseguenze molto importanti anche da un punto di vista socio-economico perché, una volta inserito a pieno titolo nella Direttiva Habitat, implicherebbe la regolamentazione di varie attività antropiche.

I Siti di Importanza Comunitaria (SIC) sono stati istituiti ai sensi della Direttiva Habitat al fine di contribuire in modo significativo a mantenere o a ripristinare un habitat naturale (Allegato 1 della Direttiva 92/43/CEE) o una specie (Allegato 2 della Direttiva 92/43/CEE) in uno stato di conservazione soddisfacente. Attualmente, in Puglia sono stati istituiti 21 SIC a carattere marino per un totale di circa 75.000 ettari di costa. È da sottolineare che attualmente i SIC sono stati istituiti per lo più sulla base della presenza della prateriadi Posidonia oceanica e dunque la rivisitazione dei SIC già esistenti con la finalità di verificare l’eventuale presenza di coralligeno rappresenta un’iniziativa importante in vista della considerazione di questo habitat ai fini dell'attuazione della Direttiva sopra citata.

Attualmente, la distribuzione del coralligeno lungo le coste della Puglia è conosciuta soltanto per alcuni tratti di costa ma non è disponibile una cartografia georeferenziata aggiornata, a scala regionale e soprattutto non è noto lo stato di conservazione per la maggior parte della regione. Considerato che attualmente lungo la costa pugliese vi è una continua crescita di pressioni antropiche, spesso interagenti, risulta altresì indispensabile l’implementazione di adeguate misure di conoscenza e di gestione finalizzate alla conservazione degli ecosistemi ed all’uso sostenibile delle risorse naturali in accordo con le Direttive Europee.

Le uniche informazioni sulla distribuzione dei biocostruttori a scala regionale derivano da uno studio dell’ENEA del 1989. In tale survey sono state fornite informazioni sul coralligeno presente entro i 30 m di profondità sottostimando però, per evidenti motivi tecnici e di scala a cui si operava, la reale estensione di tali formazioni.

Lungo la costa pugliese, oltre al coralligeno, è ben documentata la presenza di altre formazioni organogene che, sebbene su scala locale, possono svolgere un ruolo importante nel promuovere la biodiversità dell’ambiente costiero. E’ questo il caso delle biocostruzioni a Sabellaria, insediate presso la costa di Varano con spesse ed estese piattaforme che ricoprono i fondali rocciosi in forma continua per centinaia di metri lineari di costa, la cui distribuzione su ampia scala non è stata mai indagata; delle biocostruzioni a Ficopomatus censite in alcuni ambienti lagunari regionali (Lesina, Ugento, Aquatina) di minore estensione, ma per le quali è stato evidenziato un ruolo chiave nel mantenimento delle popolazioni di specie ittiche di elevato valore conservazionistico (Signantidi, Nono).

Analogamente a quanto riportato per il coralligeno, lo studio di questepeculiari biocenosi consentirà di metterne in risalto il valore conservazionistico, consentendo allo stesso tempo la valorizzazione del patrimonio naturalistico regionale.